Vincenzo Ferrieri, CEO Cioccolatitaliani: «Assumo solo persone che siano più brave di me!»

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Vincenzo Ferrieri

Questa è la storia di un padre, Giovanni Ferrieri, che crede ai sogni del proprio figlio e che è disposto a mettere tutto in gioco per realizzarli. Ed è la storia di un figlio, Vincenzo, che mette a frutto i propri studi e le esperienze fatte all’estero per portare innovazione nel mercato enogastronomico del nostro Paese. Vincenzo Ferrieri, dopo la laurea, decide di abbandonare una brillante carriera da broker e di coinvolgere la sua famiglia nella vendita di un’avviata pasticceria di Napoli per trasferirsi a Milano e fondare in Via De Amicis il primo tassello di un piccolo impero costruito interamente intorno a un’eccellenza: il cioccolato. Dal 2009 a oggi Cioccolatitaliani conta 22 punti vendita in Italia, è presente anche in altre 7 nazioni, quasi tutte mediorientali, e sembra non avere alcuna intenzione di fermarsi qui. Insomma il racconto ci ha incuriosito, e non poco, e lo abbiamo voluto incontrare per saperne di più.

Una solida preparazione finanziaria e la voglia di fare impresa insita nel suo DNA. Deduciamo sia partito da qui. Cos’altro l’ha spinta a creare il suo brand e perché proprio il cioccolato?

Per me è stato abbastanza naturale pensare al cioccolato: sono cresciuto nella pasticceria della mia famiglia a Napoli. La mia è una famiglia di commercianti, e questo ha sviluppato in me la voglia, direi l’istinto naturale a creare un’impresa simile a quella dalla quale provengo: mi sono orientato quindi sul settore dolciario. Il cioccolato poi, oltre a essere una delle passioni di mio padre, mi sembrava un prodotto molto trasversale con un target ampissimo e che poteva essere declinato in molti modi diversi e attrarre molti clienti.

Qual è il fattore distintivo dell’esperienza che offre Cioccolatitaliani?

Fin dall’inizio avevamo deciso di non essere una normale cioccolateria: abbiamo sempre pensato di valorizzare l’arte di mixare il cioccolato con i prodotti tipici della somministrazione italiana, quindi gelateria, pasticceria, caffetteria. Inoltre ci sembrava che fosse opportuno democratizzare il cioccolato innovando rispetto alla classica cioccolateria che spesso assomiglia a una boutique di lusso. Nella nostra visione il cioccolato doveva essere più fruibile e alla portata di tutti, con un consumo, appunto, più democratico.

Quali sono le mosse vincenti che le hanno permesso di ottenere un successo così ampio e in così poco tempo?

Credo che il fattore decisivo sia stata la grande attenzione che noi dedichiamo all’esperienza che deve vivere il cliente all’interno dei nostri punti vendita. Fin dall’inizio abbiamo pensato a un progetto che offrisse un’esperienza diversa al cliente. Ci siamo quindi focalizzati sugli elementi chiave che oggi rappresentano il successo di un format, ovvero: un’ambiente diverso ed emozionante, una qualità molto alta e un servizio che metta il cliente al centro di tutto. Penso che sia stata proprio la nostra customer experience a contribuire in modo determinante al successo del nostro progetto.

Il vostro è quello che all’estero viene definito un flagship store. L’Italia è matura per operazioni di questo genere nel settore dell’enogastronomia?

Sì, io credo che il nostro Paese sia pronto: ha fatto passi da gigante e sta diventando un esempio virtuoso per questa tipologia di store. I tempi sono maturi e gli imprenditori italiani si sono finalmente resi conto che questo può essere davvero un settore trainante per la nostra economia. Stanno arrivando in Italia big brand come Wagamama e anche il cliente italiano è pronto a comprendere questi nuovi format legati all’enogastronomia: finalmente possiamo giocare in casa. In termini di prodotto il nostro livello qualitativo è da sempre elevatissimo. Ciò che dobbiamo apprendere dalle aziende straniere sono l’organizzazione e il metodo di lavoro ma soprattutto dobbiamo imparare a fare branding. Gli imprenditori italiani si sono concentrati sino ad ora sulle maestranze e sulla qualità del prodotto. Oggi per stare sul mercato la qualità  non è più solo quella del prodotto. Deve riguardare il 100% degli aspetti aziendali e per far questo servono manager preparati.

Lei punta molto sull’espansione internazionale. È partito dai Paesi arabi e da alcune nazioni dell’Europa balcanica. Quali sono le prossime tappe di Cioccolatitaliani?

Cioccolatitaliani nasce sin da subito con una vocazione internazionale. Abbiamo scelto di inserire la parola “italiani” nel nostro marchio perché ritenevamo che fosse un facilitatore in vista di un’espansione globale. Ci siamo rivolti da principio al Medio Oriente perché da lì arrivarono le prime richieste di affiliazione in franchising. Devo dire che i risultati sono più che positivi: tutti gli store stanno funzionando benissimo. Il Made in Italy è molto apprezzato in quei Paesi e sono tante le persone che viaggiano e sanno riconoscere i prodotti di qualità: li cercano, li vogliono e sono disposti a pagarli. Certo abbiamo dovuto imparare a conoscere le diverse abitudini di consumo alla luce delle quali abbiamo adattato sia la nostra comunicazione che il layout. Sono luoghi in cui la consumazione è quasi esclusivamente al tavolo, dove ci si aspetta di essere serviti. Ecco perché i tavoli sono posizionati all’ingresso dello store e perché dedichiamo molta attenzione all’accoglienza del cliente, che rimane in negozio più a lungo di quanto non avvenga in Italia.

Non ci fermiamo certo qui: stiamo per aprire due punti vendita a Rabat e a Casablanca. Il Marocco è un Paese che ha una cultura gastronomica importante, con molti riferimenti anche alla cucina francese soprattutto nei dolci: sarà una bella sfida.

Cioccolatitaliani ha una precisa policy nei confronti della materia prima e della sua qualità. Come la comunicate ai clienti fisici e sui canali digital?

Abbiamo deciso ormai da tre anni di utilizzare una sola qualità di cacao: il Cacao fino de aroma, proveniente principalmente dalla Colombia e da altri Paesi del Sud America. Si tratta di un cacao certificato dalla ICCO, l’ente dei Paesi produttori che certifica solo l’8% del cacao prodotto al mondo, quello di altissima qualità. Nel mondo del cioccolato è cominciata un’evoluzione simile a quella vissuta dal vino. Fare cultura sarà essenziale per differenziarsi ed essere leader di mercato. Noi lo stiamo già facendo ma è una strategia di lungo periodo. Il target a cui ci rivolgiamo è principalmente giovane e dobbiamo essere trendy e cool. La qualità non è il nostro unico tratto distintivo, puntiamo molto anche sullo stile innovativo di gustare il cioccolato a 360° nei nostri store

Lei ha spesso dichiarato che il lavoro di squadra è un requisito necessario per entrare a far parte del vostro team di lavoro? Ce ne sono altri?

Io personalmente ho un mantra: assumo solo persone che siano più brave di me! Dobbiamo cercare competenze che non abbiamo in azienda. A qualunque livello, cerchiamo risorse che offrano qualcosa di nuovo, che completino la squadra con competenze o caratteristiche che ci mancano. Cerco persone appassionate, perché è la passione che ti fa andare avanti nelle difficoltà, e che ti aiuta a trovare nuove idee e nuove strade.

Perché consiglierebbe a un neolaureato di approfondire la propria preparazione con Master specifici come quelli proposti da Giunti Academy?

Per lavorare e essere competitivi bisogna comprendere le dinamiche del settore in cui si lavora e avere una visione a 360° di ogni aspetto: economia, profittabilità, organizzazione aziendale. Prendiamo il mio settore: dobbiamo puntare sulla qualità, non solo del prodotto, sul quale gli italiani non hanno rivali, ma di tutte le aree, dal marketing, alla gestione del personale, all’internalizzazione dell’impresa. Credo che il manager vincente sia quello che ha un metodo di lavoro efficace. Se c’è una pecca nelle aziende italiane è proprio quella di non avere un alto livello manageriale, indispensabile per far crescere l’impresa e a superare le difficoltà dovute, ad esempio, al passaggio generazionale. I Master di Giunti Academy forniscono proprio le competenze giuste per competere nel mercato di oggi.

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