Personal branding e identità digitale nel mondo del lavoro oggi

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La presenza sui social è ormai un’estensione della nostra vita relazionale offline: ben il 57% della popolazione italiana è attiva tra le diverse piattaforme disponibili. Ognuno si presenta sul web in modo più o meno consapevole: in rete circola una nostra immagine, o meglio, un mosaico di immagini che ci rappresentano grazie ai nostri differenti profili che apriamo. E negli ultimi anni, è sempre più usuale che i recruiter alla ricerca di nuovi talenti si informino sui profili in fase di valutazione oggi innanzitutto in rete. Il loro gradimento terrà sicuramente conto anche dell’impatto dell’identità digitale, che può essere uno strumento di marketing molto efficace o al contrario un ostacolo per il successo del nostro futuro professionale.

Tutto dipende da come costruiamo l’immagine con cui ci presentiamo al mondo e potenzialmente anche ai possibili datori di lavoro. Il personal branding è infatti la vivida rappresentazione dei nostri valori, del nostro stile e della nostra personalità: chi siamo, cosa facciamo e come lo facciamo; dettagli che forniscono uno scenario plausibile per dedurre quale potrebbe essere il nostro contributo in un posto di lavoro.

Lo sapevate che il 35% dei responsabili del personale elimina un candidato dopo averlo cercato sul web?

Non solo LinkedIn

All’interno della valutazione verranno indagati anche i profili Facebook, Instagram e Twitter. Ci deve quindi essere corrispondenza tra il nostro modo di raccontarci e quello che di noi raccontano tutti i luoghi virtuali che frequentiamo, anche quelli che esulano dalla nostra sfera professionale: gli eventi ai quali partecipiamo, i post che scriviamo o condividiamo, i commenti, i video e le immagini che postiamo. Viceversa l’assenza dal “palcoscenico social” può essere interpretata negativamente da un datore di lavoro, specie nel settore del marketing e della comunicazione. Può ad esempio suggerire che il candidato non sia “skillato” per il comparto digitale. Una tematica da non sottovalutare mai è quella della privacy dei propri dati. Ogni piattaforma social ci consente per fortuna di selezionare cosa mostrare di sé e a chi, a prescindere che si tratti di contenuti testuali, immagini, video o audio. Ricordiamoci di ottimizzare questa funzione soprattutto nell’ambito lavorativo, dove nulla deve essere lasciato al caso se non vogliamo compromettere la nostra online reputation.

Quando il brand sei tu

L’obiettivo è quello di rendere se stessi un marchio riconoscibile, garanzia di fiducia e valore per chi entra in contatto con noi. Quali sono i miei obiettivi? Quali i miei punti di forza e le mie debolezze? Quali le mie passioni? Per ogni profilo o portfolio che ci descrive ipotizziamo una lista di quello che ci caratterizza evitando frasi fatte come “molto creativo”, “fortemente ambizioso”, suonano banali. Preferiamo piuttosto: analitico, orientato all’innovazione, artistico, proattivo, empatico, interessato agli aspetti tecnologici, dotato di spirito pratico. Il selezionatore non ha molto tempo per esaminare il profilo e dovrà rimanere colpito dall’autenticità che riuscirà a cogliere. Naturalmente queste informazioni vanno anche declinate rispetto a dove le andremo a inserire. Se parliamo di LinkedIn è il sommario del nostro profilo a presentarci, lì scriveremo delle nostre esperienze lavorative e delle capacità professionali e personali. Su social come Facebook, Twitter e Instagram si è invece soliti andare oltre le skill professionali specifiche, mostrando una bio più personale e ingaggiante che mette in risalto talvolta anche passioni o impegno sociale.

Google diventa il nostro biglietto da visita

La sfida più difficile è quella di farci trovare ed è opportuno tenere sempre a mente che i motori di ricerca non dimenticano mai nulla. Senza dubbio è LinkedIn la rete professionale più usata da chi si occupa di ricerca del personale e gradualmente sta sostituendo le agenzie di recruiting. LinkedIn va presidiato con un approccio strategico orientato non solo al nostro curriculum. Da qualche tempo infatti permette di pubblicare long form post nativi, consentendo di evidenziare le nostre capacità al di là del nostro profilo, che comunque deve essere impeccabile, sempre aggiornato e completo in ogni sezione. Altamente consigliata anche la partecipazione a gruppi specifici, un’occasione imperdibile per migliorare la nostra online reputation.

«Il Personal Branding consiste nella comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione ad un pubblico interessato».

via @skande

Oltre ai social, il web è pieno di piattaforme utili per la valorizzazione della propria presenza digitale: about.me, Behanche, beBee per citarne alcune tra le più note. Ma per fare davvero Personal Branding bisogna impostare a monte una strategia che definisce quali sono quei punti di forza che ci rendono differenti sul mercato e comunicare in maniera efficace perché un datore di lavoro dovrebbe sceglierci.

Trasparenza, coerenza, costanza, rilevanza, networking: sono queste le chiavi per promuovere e vendere se stessi online.

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