L’importanza della criminologia oggi: comprendere “il perché” del crimine

crime scene indietro

Intervista al criminologo Silvio Ciappi

Come tutte le scienze, la criminologia si basa prevalentemente sull’osservazione del reale. A un criminologo è richiesta elevata professionalità nell’analisi dei fenomeni sul piano clinico, forense, penitenziario e investigativo, oltre a un continuo aggiornamento, specie alla luce delle nuove tipologie di reato: digitali, ambientali, di genere o di odio razziale.

Silvio Ciappi
Silvio Ciappi

Una formazione altamente specializzata per approcciare con competenza la prevenzione, il contrasto e il governo del rischio del reato, la diagnosi e il trattamento dei comportamenti antisociali diviene centrale, come ci ha raccontato in questa intervista Silvio Ciappi, psicologo, psicoterapeuta, criminologo clinico e coordinatore scientifico del Master online Criminologia, psicologia e psicopatologia forense di Giunti Academy.

Professor Ciappi, come si è evoluta la professione del criminologo negli ultimi anni in Italia?

«Negli ultimi anni c’è stata un’enorme evoluzione grazie a corsi, iniziative accademiche, congressi e pubblicazioni scientifiche che hanno esteso l’operatività di questa figura multidisciplinare. Oggi è importante strutturare una formazione articolata e su più livelli – psicologica, sociologica, giuridica – in modo da dare al professionista una lettura “alta”, tecnica ma al tempo stesso non riduttiva, di tutto ciò che sta intorno e dentro la fattispecie criminale, compresi fenomeni devianti e di conflittualità in genere».

Oggi i crimini violenti sembrano spesso dettati da un odio irrazionale. È per questo che sembrano di più difficile lettura?

«È proprio così, e infatti le classiche motivazioni con le quali “spiegavamo” il delitto sono per lo più saltate. Adesso, anche se i reati di sangue sono in generale diminuzione, sono aumentati i crimini causati da motivazioni d’odio, dettati solo da aberranti modalità del vivere (se non da vere e proprie impostazioni ideologiche) e caratterizzati dall’apparente irrazionalità dei moventi o per la connotazione degli autori, gente che “impensabilmente” presenta forme psicopatologiche subdole e mal rilevabili come il narcisismo maligno e l’elaborazione paranoidea della propria sofferenza, tanto per fare degli esempi clinici».

Nel raccontare un crimine, i media diventano spesso “voraci” e attenti quasi esclusivamente alla sua spettacolarizzazione.  Com’è possibile trovare il giusto equilibrio tra l’atto criminale e il racconto che ne viene fatto?

«Innanzitutto bisogna evitare che un crimine diventi una sorta di racconto “moraleggiante”, dando adito a una caccia al colpevole. Credo poi che il punto di equilibrio sia quello di prendere il caso specifico come spunto per poter parlare di questioni più generali: la rabbia, l’invidia, la competizione sociale, la crisi dei rapporti interpersonali, per citarne alcune. Altrimenti la narrazione da parte dei media del crimine diviene quasi un atto di “voyeurismo”, un puro spiare senza nessun approfondimento».

Come un tecnico preparato può aiutare le istituzioni forensi e, viceversa, in che modo le istituzioni forensi hanno bisogno di criminologi altamente specializzati? 

«In generale, c’è un gran bisogno di figure specialistiche. Soprattutto per chi lavora in contesti forensi, e penso non soltanto agli psicologi esperti del settore ma anche ad avvocati che sappiano di “cose” criminologiche per meglio dialogare col proprio perito o con la procura, per affinare una linea di indagine, per comprendere quale tipo di valutazione effettuare e con quali strumenti».

Quali sono i principali fattori psicologici che liberano i comportamenti antisociali?

«Ce ne sono molti, ma uno dei fattori più rilevanti è quello che gli psicologi chiamano alessitimia, che non è la mancanza di emozioni quanto la difficoltà nell’esprimerle. Molto spesso dietro un crimine violento c’è una mancanza, una ferita originaria, un’infanzia violata, un trauma, una situazione di perdita che  non è stata elaborata emotivamente ma che ha lasciato spazio alla rivendicazione, a un senso personale di ingiustizia che solo un atto violento può rovesciare. Si tratta di un’elaborazione psicologica ed emotiva che è presente purtroppo in molte dinamiche delittuose. Per intenderci, “Mi è mancato qualcosa e di ciò che mi è mancato è colpa tua, di conseguenza io non ho avuto le cose che hai avuto tu e adesso te la faccio pagare!”».

 

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Il 20 novembre parte il nuovo Master online Criminologia, Psicologia e Psicopatologia Forense, coordinato dal Professor Silvio Ciappi e con un corpo docenti formato da professori universitari, avvocati, psicologi, criminologi e consulenti tecnici. Sette weekend non consecutivi e un totale di 84 ore di formazione per comprendere gli aspetti teorico-pratici e di analisi critica dei comportamenti criminali e acquisire tutti gli strumenti professionali riguardanti la criminologia clinica, il diritto penale e penitenziario, la legislazione penale minorile nonché le molte grandi questioni e prassi di tipo psicologico e psichiatrico-forense. Un percorso didattico completo pensato per favorire l’apprendimento dei partecipanti attraverso case studies, lezioni magistrali, approfondimenti ed esercitazioni pratiche. Al Master collabora anche Giunti Psychometrics, con l’analisi e l’illustrazione delle evidenze di test clinici ad hoc durante le sessioni formative previste.

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