Le gallerie d'arte tra spazi espositivi fisici e digitali

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La buona notizia arriva dal Rapporto Artprice 2018: lo scorso anno, per la prima volta da un decennio a questa parte, il mercato dell’arte contemporanea torna in netto positivo. La crisi aveva colpito anche questo settore, sebbene quello dell’arte sia un mercato molto particolare per la complessità dell’intreccio dei contenuti culturali, relazionali ed emozionali che si sommano a quelli più propriamente economici o commerciali.

La ripresa iniziata nel biennio 2017-2018 sembra essere inarrestabile e questo potrebbe essere il momento giusto per aprire una galleria, sempre che si siano valutate tutte le componenti in gioco, economiche, culturali e artistiche.

Non ci si può, infatti, improvvisare esperti d’arte: anche in questo campo la competenza è fondamentale. Occorre una preparazione specifica che ha alla base studio e passione per l’arte. Servono però anche doti relazionali per creare rapporti duraturi con collezionisti, artisti, critici e appassionati in generale. Soprattutto nelle fasi iniziali, è necessario un intenso lavoro di pr e networking. Questo significa intensificare la presenza a eventi culturali e vernissage, fiere e biennali per conoscere galleristi, entrare in relazione con i critici più influenti e farsi conoscere nell’ambiente, notoriamente un mondo un po’ difficile da conquistare e piuttosto chiuso. Riuscire a essere riconosciuti in questo mondo può essere una mossa strategica vincente per portare al successo la propria attività.

Come per ogni nuova impresa si parte da un business plan, frutto di un’attenta analisi di fattibilità del progetto. Nella sua redazione bisogna tener conto, come per ogni altro lancio di attività, degli aspetti finanziari, dell’analisi del mercato e della concorrenza, del piano di comunicazione e marketing. Questo documento è tanto più essenziale se si desidera richiedere finanziamenti a istituti di credito per supportare l’avvio del business.

La scelta di aprire una galleria oggi deve tener conto anche della rivoluzione digitale in atto. Il tradizionale mondo delle gallerie difende con passione la necessità di vivere l’esperienza diretta della fruizione dell’opera, e guarda con sospetto il fiorire di gallerie virtuali che propongono la vendita online. Per molti di loro una galleria d’arte non è uno spazio di vendita ma un’arena culturale. E una mostra confinata tra i pixel e intrappolata nella rete non rende un buon servizio alle opere e agli artisti.

C’è invece chi sceglie la strada dell’integrazione tra reale e digitale, come la gallerista londinese Cynthia Corbett che afferma sulle pagine del The Guardian: «Usiamo il nostro sito web come vetrina e per fornire approfondimenti sugli artisti e sulla loro vision, ma non c’è nulla di meglio che vedere le opere di persona».

Sono anche molte le startup che cercano alternative efficienti al modello di galleria d’arte tradizionale. Animate dal desiderio di disintermediare il rapporto tra artisti e acquirenti, sono sorte esperienze come Artland o Ubqart che si propongono come spazi democratici, accessibili e globali. Un esperimento interessante è quello della startup MyHomeGallery: attraverso il web organizzano (a pagamento) workshop e incontri, persino cene o aperitivi. Creano insomma un contatto diretto tra artisti e fruitori, in contesti accoglienti come la casa o lo studio dell’artista stesso.

Sempre alla rete si affida BeCrowdy, la piattaforma di crowdfunding reward-based per progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community. Grande usabilità, messaggio immediato e possibilità di finanziare progetti anche nell’area musicale, editoriale e delle arti performative.La crescita del mercato dell’arte contemporanea sembra essere inarrestabile. Per chi ha una preparazione specifica, con alla base studio e passione per l’arte, la scelta di aprire una galleria potrebbe essere oggi la mossa giusta. Un progetto che deve però tener conto della rivoluzione digitale in atto che sta cambiando anche il modo di fruire l’arte.

Oggi bisogna saper sfruttare tutte le possibilità della rete, specie per le azioni di marketing e di comunicazione. Il gallerista Andrew Hillier, per esempio, attivissimo su tutti i social, Pinterest compreso, suggerisce di «fare rumore attraverso i social che offrono interessanti piattaforme grazie alle quali gli artisti possono confrontarsi tra loro e entrare in contatto con collezionisti  e appassionati per scambiarsi idee e notizie in rete. Certo bisogna conoscere questi strumenti perché non siano fini a se stessi ma portino un maggior numero di visitatori e di vendite alla galleria».

L’offerta Giunti Academy dedicata al settore dell’arte e del patrimonio culturale è variegata. Il prossimo autunno è previsto il lancio di due Master part time: Economia e Management delle imprese culturali (a Firenze) e Marketing e innovazione digitale per i beni culturali  (a Roma), mentre nella primavera 2020 parte la seconda edizione del Master full time dedicato al Management dell’Arte e dei Beni Culturali.

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