L'arte ai tempi dei social network

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Intervista a Eleonora Rebiscini

«Amo così tanto l’Arte e il Digital Marketing che riesco a lavorare con entrambi, mischiandoli insieme».

Eleonora Rebiscini

È questa la descrizione che ha scelto per sé su Instagram Eleonora Rebiscini, 27 anni, una laurea in Scienze dell’Arte e un master in Management dell’arte e dei beni culturali. Eleonora è una virtuosa portabandiera delle nuove opportunità professionali che sono nate nel settore artistico grazie all’innovazione digitale. Figlia dei suoi tempi, storica dell’arte «con le mani in pasta nel digital marketing», ha quasi 9mila follower sul proprio profilo Instagram e ha fondato un’apprezzata rubrica dal titolo provocatorio – Feci d’Artista – ma con contenuti molto interessanti, dedicata proprio alle nuove forme di espressione, di divulgazione, di promozione (e di lavoro) dell’arte ai tempi dei social e del web 4.0. Abbiamo fatto una chiacchierata con lei partendo proprio da alcuni spunti che fornisce la lettura del suo blog.

Eleonora, perché dopo il tuo percorso di formazione hai scelto di puntare sui social e quali sono gli obiettivi che ti sei prefissata?

Già durante gli anni dell’università parlavo di arte sui social: raccontavo i miei viaggi alle persone e le portavo con me dentro i musei che visitavo. Non c’era una ragione specifica, aveva a che fare soprattutto con la passione di condividere i miei interessi. Solo qualche tempo dopo ho pensato che potesse sfociare in qualche partnership con enti pubblici e privati: insomma, che avrei potuto sponsorizzare mostre ed eventi simili. Oggi però faccio qualcosa di completamente diverso, aiuto gli artisti e i business legati all’arte, in primis le gallerie, a comunicare sui social media. E ho capito che non ci sono strade prefissate in questo settore: un giorno sei certo di fare qualcosa e il giorno dopo tutto cambia. Credo dipenda dalla velocità stratosferica a cui viaggia la comunicazione online e il web in generale.

In che modo i social rappresentano un valore aggiunto per il mondo dell’arte?

Sono tanti i valori aggiunti. Un artista può far crescere la possibilità di essere notato da collezionisti e/o da gallerie (esistono addirittura degli hashtag appositi). Una galleria può raggiungere un target diverso di potenziali acquirenti: proprio recentemente ho parlato su Instagram dei Millennial come una nuova generazione di collezionisti dai comportamenti d’acquisto quasi opposti rispetto a quelli dei loro predecessori. Un Museo non solo riesce a parlare a più pubblici a seconda dei social utilizzati, ma può avere anche un ruolo di divulgatore da non sottovalutare. Non a caso già in molti condividono le proprie opere spiegandole con un linguaggio smart, più adatto ai social, offrendo una soglia di fruizione altamente accessibile.

Chi secondo te nel mondo dei Beni Culturali italiani utilizza i social al meglio delle loro possibilità e perché?

Al momento sento che sta avendo un ruolo importante la mia amica e collega Cristina Giopp, su Instagram @thegirlinthegalleryCristina ha fatto una scelta editoriale molto precisa e riconoscibile: le sue foto hanno sempre un’opera d’arte al centro con lei di lato, mentre la descrizione è semplice e priva di fronzoliUna volta le ho chiesto per quale motivo non spiegasse i significati delle opere che fotografava, ma si limitasse ad aggiungere un pensiero personale sulle emozioni evocate o a stimolare le reazioni dei follower. Mi ha risposto che non si sente in diritto di dire agli altri come guardare un’opera: ognuno deve farlo a modo suoMi è piaciuta molto questa sua risposta e le ho chiesto di partecipare al mio progetto Feci d’Artista. Da quel giorno molti suoi fan hanno iniziato a seguirmi e commentare sotto il video da lei realizzato per la mia pagina. Una chiara testimonianza di come stia facendo un buon lavoro, perché ha portato le persone a interagire su un altro profilo. Cosa per nulla scontata online.

Credi che stiano nascendo nuove professionalità digitali per giovani consulenti del settore artistico e culturale? Se sì, quali nello specifico?

Molte! Ma in pochi riescono a coglierne davvero le potenzialità. Adesso, per esempio, sto aiutando un artista molto giovane a curare la sua presenza online, e ogni giorno mi rendo conto di quanta diffidenza ci sia nei confronti di quello che è già un lavoro a tutti gli effetti. Penso che affiancando una formazione in Storia dell’Arte (o materie affini) a un percorso di specializzazione dal punto di vista del social media marketing ci siano grandi possibilità di lavorare nel settore. Anzi, credo che questa sia una delle poche strade realmente percorribili oggi nel mondo dell’Arte. Il social media manager è una figura trasversale che serve al museo, all’artista e al gallerista. E con un certo grado di expertise, si può avviare una carriera di consulenza. Attenzione però a non farsi prendere dall’entusiasmo, questo lavoro funziona perché con i dati puoi dimostrare la tua abilità e la validità di quanto stai facendo. Ma questo discorso vale anche per gli insuccessi delle attività messe in campo: tutti rendicontati e senza possibilità di appello. Bisogna dunque essere pronti a cadere più volte.

Che differenza c’è tra follower e clienti? Si può entrare in contatto con nuovi potenziali clienti su Instagram? 

Bellissima domanda. C’è differenza tra follower e clienti, ma si può lavorare per assottigliarla. Nel mio caso, su Instagram mi contattano potenziali clienti, ma quelli veramente disposti ad ascoltarmi e quindi a pagare per i servizi che offro sono su LinkedIn. Grazie a Instagram ho però sviluppato una brand identity abbastanza forte che mi consente di dire a chi è interessato a ciò che faccio “seguimi sulla mia pagina, parlo di mercato dell’arte e comunicazione culturale, lì puoi vedere come lavoro”. Per me, quindi, Instagram funziona per due motivi: da un lato le persone imparano a conoscermi e ad avere fiducia in me, dall’altro posso applicare le mie tecniche di comunicazione direttamente sui miei post. Che quando vanno bene porto come case study agli incontri di lavoro o durante le consulenze. In questo modo si crea anche un circolo virtuoso in grado di alimentarsi da solo. Del resto la priorità assoluta per un social media manager o consulente rimane sempre e solo una: alimentare dati e numeri per dimostrare la bontà della propria attività.

Come si diventa imprenditori digitali dell’arte e quali sono secondo te le competenze necessarie?

Per chi come me ha studiato materie umanistiche la strada nel mondo del lavoro è sempre in salita. Bisogna impegnarsi durante gli anni della formazione per aggiornare le proprie competenze anche in altri ambiti. Io durante l’università studiavo sui più autorevoli blog di comunicazione americani, e acquistavo videocorsi online per imparare al meglio il linguaggio dei social. Nel periodo dell’Erasmus ho curato l’e-commerce dell’attività dei miei genitori e questo mi ha permesso di acquisire anche una certa visione imprenditoriale della realtà. Oggi il mondo offre la possibilità di crearsi la propria strada. Il mio consiglio è quindi di arricchire il bagaglio delle esperienze anche al di fuori del mondo dell’arte. In questo modo, un giorno, ci si potrà tornare più forti e preparati per potersi costruire delle possibilità lavorative originali e indipendenti. 

C’è un case o un’esperienza rilevante che vuoi raccontarci per ispirare chi come te sogna un futuro nel mondo dell’arte?

Mi piacerebbe raccontare del primo artista che mi ha contattata su Instagram, di come siamo riusciti a far nascere una collaborazione che è andata oltre i social e che ancora continua: tutt’oggi scrivo i contenuti per il suo sito web, che tra l’altro abbiamo realizzato io e il mio ragazzo, @matteo_capriotti, è lui l’artista, ha ricevuto nel corso di questi mesi alcune richieste di opere su commissione dopo che le persone hanno visto come lavora su Instagram. A dimostrazione che quando si comunica in modo coerente, si riescono ad attirare nicchie di pubblico realmente interessateIl web è molto efficiente perché misurabile in breve tempo. A seconda dei risultati ottenuti si può scegliere se proseguire in un modo o aggiustare il tiro. In poche parole, si può migliorare costantemente. A chi sceglie un percorso autoimprenditoriale come il mio raccomando di non avere mai paura di numeri e dati: sono loro il segreto per avere successo nel mondo digitale.

Come ti vedi tra dieci anni e quale evoluzione ti auguri per Feci d’Artista?

Feci d’Artista è un progetto editoriale che mi dà soddisfazione per due motivi. Il primo è che molte persone della mia età mi ringraziano perché sono venute a conoscenza di nuovi mestieri nel mondo dell’arte ancora non molto diffusi, e quindi percorribili sin durante il percorso di studi. Il secondo è che stiamo creando una rete con tutte le persone che partecipano: fa sempre bene in settori “chiusi” come quello dell’arte. Fra dieci anni mi vedo consulente per grandi gallerie e musei, la mia indole è quella di lavorare come libera professionista. Mi piace variare e non posso rinunciare ad accogliere sfide diverse nel corso del mio cammino. 

La digital transformation sta rivoluzionando anche un settore apparentemente resistente all’innovazione come quello artistico e dei beni culturali. L’esperienza di Eleonora Rebiscini è solo una delle tante testimonianze sulle nuove opportunità che oggi il mercato dell’arte può offrire – online e offline – a enti, artisti, professionisti, imprenditori e operatori del settore. Basti pensare a esempi ben più illustri su scala mondiale come quello di Gagosian, che con l’introduzione di social media manager nel proprio staff ha sperimentato con ottimi risultati la vetrina di vendita online in occasione delle principali fiere d’arte. Oppure del famoso art dealer tedesco David Zwirner, che ha assunto un’influencer creando sul proprio sito web una sezione per acquirenti chiamata “Viewing Room”. Sono nate addirittura gallerie esclusivamente web: la Unit London, in questo senso, è un vero e proprio modello per comprendere cosa sia possibile fare con un account social in questo momento.

***

Saper comunicare in un’era crossmediale e 4.0 è dunque fondamentale, a patto però che rientri in un sistema più articolato di competenze essenziali per una gestione strategica dei beni e delle organizzazioni culturali. Il Master full time Management dell’Arte e dei Beni Culturali di Giunti Academy, in partenza il 25 marzo a Firenze e rivolto a laureati e laureandi, forma profili professionali altamente specializzati in grado di inserirsi con un approccio manageriale innovativo all’interno di molti ambiti del settore: gallerie d’arte e fiere, Enti e società finalizzate al recupero, all’esposizione e alla conservazione del patrimonio culturale, Istituzioni nazionali e internazionali.

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In Cover l’artista Matteo Capriotti. Credit: Matteo Catania. 
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