«Innovazione, pianificazione, comunicazione». La ricetta per il successo delle birre artigianali

birra del borgo birra del borgo indietro

Intervista a Leonardo Di Vincenzo, CEO di Birra del Borgo

Leonardo Di Vincenzo

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito in Italia a un boom dei produttori di birre artigianali. Nati più per passione che per rincorrere un vero e proprio progetto imprenditoriale, oggi i birrifici sono diventati uno dei player più stimolanti nel settore del beverage italiano. Secondo Coldiretti, la produzione annuale raggiunge i 55 milioni di litri e il mercato sembra non essere ancora saturo. Un fenomeno in costante crescita che non conosce crisi, ma che necessita di strategia e di pianificazione a lungo termine per consolidare il proprio successo e renderlo duraturo. Ne abbiamo parlato con Leonardo Di Vincenzo, fondatore e CEO di Birra del Borgo, partner di Giunti Academy nel Master Beer Business Management e nel Master Food & Wine Management. Ecco cosa ci ha raccontato.

La birra italiana si è conquistata uno spazio importante nel nostro mercato. Come si posiziona nel panorama internazionale?

In questi anni la birra italiana ha goduto di una crescita di notorietà dovuta alla qualità e alla dose di sperimentazione e innovazione che l’ha caratterizzata. All’estero c’è molto interesse per le cosiddette “birre di frontiera” – quelle che si avvicinano un po’ al mondo del vino – e hanno successo prodotti particolari, con fermentazioni non tradizionali che si allontanano dal concetto di birra classica. In generale, poi, tutto quello che è italiano riscuote un particolare apprezzamento. Così anche birrifici storici di produzione industriale ottengono ottimi risultati all’estero grazie alla forza del Made in Italy.

Il mondo della birra è sempre più variegato e l’offerta sempre più ampia: dai piccoli birrifici artigianali alla spinta della grande distribuzione. Ritiene che questi due mondi si siano aiutati vicendevolmente aumentando l’interesse dei consumatori per la birra?

I birrifici artigianali inizialmente hanno avuto grossi problemi distributivi. Gli appassionati e i curiosi cercavano le birre artigianali che venivano prodotte in giro per l’Italia perché da parte dei media ci fu sin da subito una particolare attenzione nei confronti di questo fenomeno; però era difficile trovarle sul mercato. All’improvviso si era creata una domanda ma non c’era ancora un’offerta adeguata a soddisfarla. Progressivamente si sono aperti sempre nuovi birrifici e la massa critica delle birre artigianali prodotte è diventata tale da rendere possibile una distribuzione più incisiva. Sia la distribuzione specializzata – quella che va nel settore dell’HO.RE.CA (Hotellerie, Restaurant e Caffè) – sia la grande distribuzione pian piano hanno cominciato a promuovere anche questo genere di prodotti e oggi le birre artigianali sono finalmente diventate un fenomeno importante.

Qual è l’elemento chiave per il salto da produttore di birra artigianale a imprenditore del settore birrario?

A mio parere sono tre gli elementi essenziali che permettono ai birrifici artigianali di fare un vero salto di qualità.

  • Innovazione. Ci sono tanti produttori che non fanno altro che reiterare ciò che altri prima di loro hanno fatto in passato. Così si va poco lontano. È invece necessario cercare di innovare il prodotto, di progettare qualcosa che sia inedito, anche reinterpretando modelli stilistici esistenti per lasciare il proprio segno personale.
  • Pianificazione. Occorre una oculata gestione finanziaria, con un orizzonte temporale di un certo respiro. La pianificazione è fondamentale: creare un birrificio significa immobilizzare un capitale non da poco. Prima di fare investimenti importanti bisogna avere ben presente quale strategia di business adottare. In parole povere: non bisogna fare il passo più lungo della gamba.
  • Comunicazione. Il rischio, nel mondo delle birre artigianali, è quello di rimanere chiusi nel proprio mondo autoreferenziale. Ci vuole invece una strategia di marketing e di comunicazione efficace, in grado di rendere accessibile a un pubblico più ampio il proprio prodotto.

Quali sono le figure professionali che possono governare questo processo di maturazione del mercato e quali sono le competenze richieste?

Servono professionisti che conoscano a fondo il prodotto e ne sappiano interpretare i trend, anche in relazione ad altri prodotti dell’area beverage; manager che sappiano fare pianificazione finanziaria, come dicevo, e che soprattutto abbiano una visione strategica degli investimenti; comunicatori e marketers aperti a nuovi modi di comunicare, al di là del marketing classico. E poi manager che conoscano approfonditamente il settore Food & Wine e che siano in grado di guardare al di là del proprio ambito ristretto. Certo, anche la distribuzione e le vendite sono importanti, ma il mercato della birra è cambiato e il “bravo venditore” non basta più. Oggi ci sono migliaia di piccoli produttori e quello che fa la differenza è principalmente una comunicazione efficace. Quando cominciai, circa 15 anni fa, la situazione era completamente diversa: non c’era un vero mercato della birra artigianale e avevamo un campo sterminato da conquistare. A chi voleva vendere le nostre birre potevamo rispondere che non erano disponibili subito e che lo sarebbero state entro un mese. Con la crescita del settore è arrivata anche la concorrenza e ora questo non è più possibile. Servono quindi professionisti con una visione strategica su come sviluppare ogni segmento di mercato. Trovare delle ottime birre oggi è facilissimo: l’offerta è ricca e di qualità. Quello che è difficile è comunicare il proprio prodotto con proposte efficaci e innovative in modo che una platea sempre più grande possa scegliere noi rispetto ai nostri competitor.

birra del borgo
La birra Collerosso, firmata Birra del Borgo

Come immagina il mercato della birra artigianale tra 5 anni? È un trend destinato a durare?

Sono molto ottimista e convinto che il consumo di birra italiana continuerà ad aumentare. Il mercato è destinato a crescere ed è nel mondo dei produttori che ci dobbiamo aspettare i cambiamenti più significativi: mi aspetto una sorta di maturazione e di passaggio da quella che definisco il “periodo dell’adolescenza” – con grandi entusiasmi e una costante crescita – a un periodo di consolidamento, più maturo, appunto. Mi immagino che verranno aperti meno birrifici, e che chiuderanno quelli più piccoli. Le aziende si dovranno strutturare e sarà necessario avere figure professionali preparate ad affrontare le sfide che ci aspettano. C’è ancora molto spazio per nuovi prodotti, e sono convinto che anche il consumatore medio, non particolarmente avvezzo alla birra italiana, ne sia incuriosito.

birra del borgo
Il processo di produzione all’interno di uno stabilimento Birra del Borgo

Il mondo dell’alta cucina ha accolto da tempo la birra artigianale con interessanti collaborazioni e grandi nomi della ristorazione. Ci racconta come è avvenuto l’incontro?

L’alta cucina per molti anni è stata, per noi produttori di birre artigianali, forse il primo mercato di riferimento. Specie nelle fasi iniziali, infatti, era più facile riuscire a interagire con l’alta ristorazione: le nostre birre erano così diverse da quella industriali che permettevano sperimentazioni interessanti e incontri sorprendenti in cucina. Figure come quella di Giovanni Sinesi, sommelier del Reale di Niko Romito, si avvicinavano alle nostre birre e ne comprendevano le potenzialità. Poi, quando anche il grande pubblico ha cominciato ad accorgersi di noi, ci siamo progressivamente allontanati dal mondo degli chef stellati. Oggi tornare a dialogare con chef e sommelier di questo livello ci permette di dimostrare che la birra può essere abbinata sia ai piatti dell’alta cucina che a quelli dell’osteria sotto casa e che la birra artigianale offre una alternativa credibile al vino. Il laboratorio che proponiamo al Master di Food & Wine Management di Giunti Academy punterà i riflettori proprio su questo e penso che sarà molto divertente: metteremo in sfida le nostre birre con grandi vini, in abbinamento a piatti di alta cucina. Non per dimostrare che la birra è meglio, ma per sottolineare che i due mondi possono coesistere.

Birra del Borgo promuove la formazione e si impegna in prima persona per sostenere chi vuole crescere nel settore offrendo una borsa di studio per il Master Beer Business Management di Giunti Academy. Quali sono i requisiti per accedervi?

L’idea è nata da una semplice constatazione: abbiamo bisogno di professionalità adeguate che ci aiutino a sostenere la nostra crescita. Ora abbiamo una sede anche a Roma ma la zona in cui operiamo da sempre, Borgorose in provincia di Rieti, non attira molti talenti perché non ha la centralità di città come Roma o Milano. Ecco perché abbiamo pensato di offrire una borsa di studio destinata a neolaureati che non abbiano ancora compiuto 30 anni e che risiedano in provincia di Rieti e de L’Aquila.

Oggi dobbiamo pensare alle birre artigianali come a un business in continua evoluzione con grandi potenzialità di crescita e Birra del Borgo ne è un esempio importante. I Master Food & Wine Management e Beer Business Management di Giunti Academy sono pensati per chi vuole intraprendere una carriera in uno dei comparti più importanti e famosi del Made in Italy, formandosi grazie alla partecipazione ai corsi di professionisti, esperti e aziende del settore.

In Cover, birrificio di Birra del Borgo

Giunti Academy
school of management
00421250481
Giunti Academy Logo
  1. Homepage
  2. News & Blog
  3. «Innovazione, pianificazione, comunicazione». La ricetta per il successo delle birre artigianali
tutte le news prev next
News & Blog
Questo sito utilizza i cookie di profilazione, anche di terze parti, per fornire servizi e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti all'uso dei cookie.