«Il vino è un sistema di simboli e un concentrato di storia»

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Intervista a Filippo Bartolotta

Filippo Bartolotta è oggi uno dei più conosciuti ambasciatori del vino italiano nel mondo: con il suo approccio, ludico e culturale allo stesso tempo, ha saputo appassionare al vino migliaia di persone in ogni angolo del pianeta. È uno dei docenti di Giunti Academy per l’area Food & Wine. Lo abbiamo incontrato e abbiamo parlato di come il vino sia al centro di una rete che connette arte, psicologia, storia, antropologia. E di come dietro un calice di vino ci sia ben di più da scoprire, oltre ai vitigni che lo compongono.

Lei si definisce un Wine Educator e nelle sue attività travalica molti confini. Ma in cosa consiste il suo lavoro?

Sì, uso questa definizione che ho mutuato dal mondo anglosassone dove figure di questo genere esistono da tempo. Mi sono formato presso il Wine and Spirit Education Trust di Londra. Racconto il vino, la sua storia e gli aspetti antropologici che sono coinvolti in questo prodotto. Non mi occupo dunque solo di quello che c’è nel calice. Amo collegare mondi apparentemente diversi: lavoro a stretto contatto con istituzioni museali come la Tate Modern e la National Gallery di Londra o il Metropolitan di New York. Per me il vino è un collante delle attività umane e non un prodotto a sé. Anche il mio sconfinare nella psicologia deriva proprio da queste commistioni. Dopo vent’anni di attività con le persone, mi sono accorto che ci sono “profili” a cui piacciono sempre gli stessi vini e mi sono chiesto se ci fosse un pattern, uno schema ricorrente. A questo ho dedicato un libro (Di che vino sei?, pubblicato da Giunti Editore) andando a scomodare Jung e la teoria degli archetipi che calzava perfettamente con questo concetto.

Quali sono le figure professionali in grado di accrescere ulteriormente il successo di un settore così importante per la nostra economia?

Serve una comunicazione informata. Fino a oggi spesso il sommelier si è dovuto trasformare in qualcosa di diverso e ha assunto funzioni che non gli spettavano. Nel mondo del vino le figure di riferimento sono l’enologo, colui che aiuta a fare il vino, e il sommelier ma oggi abbiamo bisogno di un marketing evoluto, di strategie aziendali, di commerciali competenti. È nata recentemente la figura del brand ambassador, che unisce il profilo sommelieristico a quello commerciale e di marketing. Chi si occupa di vino non può più esimersi dal conoscere il prodotto di cui parla. Il livello è sempre più alto, anche sul mercato internazionale, e il consumatore è molto più consapevole e informato rispetto a un tempo.

Come il mondo del vino incontra quello delle aziende con attività di coaching e team building?

Le mie attività di team building sono iniziate alcuni anni fa a Londra. Paradossalmente Londra è da tempo la capitale mondiale del vino; c’è una grande attenzione, maggiore che da noi, verso questa materia, forse perché per noi italiani il vino è parte integrante del nostro patrimonio culturale. A Londra nelle aziende o nelle università si organizzano serate a tema, si parla di vino, un po’ sulla scorta dei simposi greci. Noi forse siamo più abituati a mettere il cibo al centro della nostra socialità. Da qualche anno però le cose stanno cambiando e sono sempre più numerose le realtà che mi chiedono di intrattenere dei gruppi con serate dedicate. Durante questi incontri faccio talvolta una vera e propria masterclass, raccontando per esempio una regione vinicola oppure ne metto a confronto più di una. È molto stimolante perché è un modo per parlare di storia, di geografia, di cultura. Propongo spesso qualche vino misterioso e faccio giocare i partecipanti: devono individuare i vitigni di appartenenza o rispondere a domande di carattere culturale. Utilizzo molto la gamification nei miei incontri. Il gioco è molto efficace per trasferire cultura: mi permette di  coinvolgere sia quelli che già conoscono bene il vino che quelli che non ne sanno molto.

Come sono strutturate le sue lezioni in Giunti Academy?

Solitamente parto con qualche domanda per capire il livello di conoscenza sulla cultura del vino dei partecipanti. Mi piace soffermarmi sugli aspetti storici e simbolici del vino e sulla sua importanza per la socialità. In pratica, prima di arrivare a parlare dei vitigni o della vinificazione, presento un sistema antropologico che può spiegare meglio il contesto in cui nasce un vino. D’altra parte le mie non sono classi da cui devono uscire sommelier o enologi, ma professionisti competenti che possano comprendere il valore e il significato dei vini. Penso ad esempio che non possano ignorare il ruolo del Bordeaux o di cosa rappresentino il Cabernet Sauvignon o il Merlot nell’enologia mondiale. Purtroppo, il più delle volte, alcune nozioni basilari, quelle che mettono in relazione il vino di oggi con la sua radice passata, non appartengono al bagaglio culturale di molti degli operatori del settore. Ecco, i miei corsi servono proprio a questo, a fornire un inquadramento culturale e storico che permetta di meglio comprendere un fenomeno.

Un network di eccellenza costituito da aziende leader di settore enogastronomico, manager e professionisti che collaborano alle numerose attività editoriali di Giunti Editore: sono solo alcuni dei plus di una formazione Giunti Academy nel settore food & wine. Il prossimo autunno al via il Master Management in Food & Wine, dedicato ai giovani laureati che desiderano acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per diventare un Manager del gusto e la seconda edizione del Master part time Restaurant Innovation & Management che fornisce le competenze e gli strumenti di business management necessari alla gestione di un’attività ristorativa: dall’analisi dei costi alle strategie di posizionamento commerciale.

In cover Filippo Bartolotta.

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