Il mondo delle aste del vino: tra business e passione

Il mondo delle aste del vino Il mondo delle aste del vino indietro

Intervista ad Alessio Leonardi, Dipartimento Wine&Spirits Wannenes Art Auctions

Il mondo delle aste ha un fascino peculiare in cui si fondono tanti ingredienti: un ambiente esclusivo, la qualità e la bellezza delle opere e degli oggetti battuti, il carisma del battitore, la suspense e la competizione che si scatena nel gioco del rilancio. Negli ultimi anni, accanto ai lotti che tradizionalmente sono proposti ai frequentatori di case d’asta (opere d’arte, gioielli, ceramiche, auto di lusso, oggetti di antiquariato o reperti archeologici), sono comparsi anche vini e distillati. Non più solo beni di consumo quindi, ma veri e propri oggetti del desiderio.

Per capire cosa si muove dietro le quinte di un’asta di vini abbiamo incontrato Alessio Leonardi, che lavora presso il dipartimento Wines&Spirits, recentemente inaugurato dalla prestigiosa casa d’aste Wannenes.

Ci racconta brevemente le caratteristiche di Wannenes?

Alessio Leonardi

La casa d’aste Wannenes nasce nel 2001, per volere di Guido Wannenes, discendente della famiglia di antiquari fiamminghi che nel XVII secolo approdarono in Italia. All’inizio Wannenes è partito con il dipartimento antiquario nella sede di Genova, cui si sono aggiunti negli anni molte altre divisioni: dall’arte contemporanea ai gioielli, dal design alle ceramiche e alle icone russe, e poi il dipartimento di arte antica dell’Ottocento. Quest’ultimo è il dipartimento con il fatturato più elevato, insieme a quello dedicato al design. Alla storica sede ligure si sono aggiunte negli anni altre città: Roma, Milano e infine Monte Carlo in partnership con Art ContactUltimi nati sono il dipartimento dedicato alle automobili e quello dedicato a Wine&Spirits, quest’ultimo sotto la direzione del Conte Gelasio Gaetani d’Aragona.

Come mai avete deciso di impegnarvi anche nel settore Wine&Spirits?

Siamo consapevoli che questo settore muove da alcuni anni numeri importanti sia in Italia che all’estero. In particolare, sul mercato italiano negli ultimi 60 anni la crescita è stata esponenziale, in termini di qualità e produzione ma anche di appassionati. La Francia, da questo punto di vista, ha una storia molto più antica e prestigiosa, ma anche un minor margine di crescita. Soprattutto, gli investitori internazionali guardano all’Italia con molto interesse anche perché i vini francesi hanno raggiunto quotazioni proibitive. La crescita della qualità italiana invece ha creato molto interesse anche all’estero. Alcuni nostri produttori stanno raggiungendo i livelli di eccellenza fino a poco tempo fa appannaggio solo dei francesi. Basti pensare a Gaja o ai Supertuscan. E insieme alla qualità è cresciuta anche la domanda, oggi non è possibile soddisfare tutti coloro che sono interessati a questi vini. Ecco che allora l’asta rappresenta una risposta efficace perché mette in contatto chi ha il vino con chi lo vuole acquistare con la garanzia di una trattativa a prezzi corretti. Noi non vendiamo solo bottiglie da collezione a prezzi proibitivi. Anche perché il vino raramente è acquistato per essere conservato in una teca. Chi compra il vino lo fa per berlo, prima o poi.

A questo proposito, come si fa a garantire il buono stato di conservazione?

La garanzia al 100% non è possibile e c’è sempre un margine di rischio. Ecco perché puntiamo a proporre i nostri lotti a una base d’asta non troppo elevata e in questo modo si ammortizza la perdita di un’eventuale bottiglia di vino non perfetta all’interno di un lotto. Noi, comunque, prima di mettere in vendita un lotto ne verifichiamo lo stato di conservazione, quindi difficilmente ci saranno lotti integralmente imbevibili. Senza contare che alcuni appassionati e professionisti sono interessati anche a scoprire come e perché un vino non abbia tenuto e sono quindi disposti a comprare anche bottiglie non in stato ottimale. È tutta una questione di prezzo, ovviamente. Oltre a stabilire un prezzo minimo, crediamo sia corretto stabilire anche quello da non superare, in modo da dare indicazioni precise a chi compra. Nulla vieta poi che un compratore possa decidere di superare il tetto massimo, per mille ragioni.

Chi si rivolge a voi per vendere le proprie bottiglie?

Ci sono molti tipi di venditori: collezionisti che vogliono massimizzare il guadagno vendendo la propria collezione; a volte qualche privato che ha un’ottima cantina ma che magari non può più bere, o ristoranti che devono rinnovare la propria carta dei vini. Si rivolgono a noi anche alcuni produttori che mettono all’asta annate precedenti o che usa l’asta per testare il proprio gradimento sul mercato e farsi pubblicità. L’asta è sempre un acceleratore, fa conoscere realtà alle quali altrimenti non avremmo accesso.

E invece chi è il compratore tipo?

Impossibile farne un identikit: abbiamo ogni genere di compratori. Privati, ristoratori, persone che magari si affacciano da poco al mondo del vino e vogliono provare a acquistare bottiglie di qualità. C’è da dire anche che partecipare a un’asta è molto divertente, e chi ama la competizione si appassiona facilmente al mondo delle aste. Partecipano anche società di investimento che vogliono accaparrarsi ad esempio tutta la produzione di un’etichetta in una determinata annata per avere l’esclusiva e poter a quel punto rivendere le bottiglie imponendo prezzi elevati.

Quali vini si possono acquistare in una vostra asta?

Alessio Leonardi

Siamo aperti sia ai vini italiani che a quelli internazionali. Ovviamente con una quota importante di Francia. I vini francesi attirano ancora tanto e servono dunque un po’ da volano all’asta. Poi però, accanto a una trentina di lotti proposti a prezzi davvero alti, accostiamo sempre anche lotti più abbordabili per i tanti  che non sono disposti a spendere cifre vertiginose. Quindi, accanto a bottiglie di Champagne o di Borgogna e Bordeaux dei grandi produttori francesi, abbiamo proposto, dei lotti italiani e stranieri a un prezzo di riserva inferiore che hanno riscosso una grandissima attenzione sul mercato internazionale. Come Wannenes puntiamo molto sulla produzione di qualità del nostro territorio. Senza dimenticare i distillati, che sono stati protagonisti nella nostra prima asta con un venduto prossimo al 100%. Anche i vini hanno venduto benissimo (il 70% del venduto), ma il risultato dei distillati è stato davvero eccezionale! 

Quali sono le competenze richieste per lavorare in un dipartimento come il vostro?

Io personalmente non ho una particolare expertise relativa al vino. Ho fatto studi umanistici e di vino e distillati me ne sono occupato inizialmente per passione. Il Direttore del dipartimento invece viene proprio dal settore vitivinicolo e vanta una esperienza molto ampia, profonda e internazionale. Ritengo che in questo settore siano essenziali, accanto alla conoscenza del vino, anche competenze di tipo finanziario ed economico perché questo è un mondo che sottostà alle regole del mercato esattamente come tutti gli altri. Bisogna saper conoscere e interpretare i trend e le dinamiche economiche per intercettare buoni affari e aumentare i fatturati.

L’offerta formativa di Giunti Academy comprende anche dei Master dedicati al Vino con portata divulgativa e professionalizzante. Ecco i prossimi appuntamenti: La Borgogna, un Master rivolto ad appassionati ed esperti di vini progettato come un viaggio alla scoperta di una delle più importanti regioni di produzione al mondo, che avrà inizio a Roma il 25 novembre con l’esperto Armando Castagno. Sempre nella Capitale, il Master Alta degustazione e interpretazione del vino condotto da Fabio Rizzari con il contributo di professionisti che negli ultimi vent’anni anni hanno costituito la nuova critica enologica italiana. Ancora, a Firenze, il Master Wine hospitality & experience management per chi opera nel settore e vuole acquisire strumenti di analisi del vino e competenze ulteriori per ideare nuove forme di promozione e di marketing sul territorio.

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