Food photography: uno strumento di comunicazione per raccontare l’identità aziendale

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Durante l’emergenza sanitaria la fotografia di food ha rappresentato uno dei mezzi di comunicazione per eccellenza: al servizio dei ristoratori per veicolare il menù delivery, delle agenzie di comunicazione per continuare a raccontare l’identità aziendale dei propri clienti e delle aziende enogastronomiche per invogliare i consumatori ad acquistare prodotti online. La Food photography non solo è stata capace di evocare esperienze e sapori in un momento in cui ci erano preclusi dall’impossibilità di incontrarsi nei ristoranti e nelle osterie, ma i numerosi scatti raccolti hanno accompagnato le ricette e le storie gastronomiche prodotte in quarantena da numerose testate giornalistiche, cartacee e digitali.

Oggi il settore della food photography è sempre più strategico e offre molte opportunità professionali: ecco perché è necessario per un fotografo acquisire strumenti concreti e spendibili per essere competitivi nel mondo del lavoro.

Abbiamo intervistato Birra del Borgo e Latta, i partner della seconda edizione della Masterclass Professional Food Photography.

Il percorso formativo condotto da Alberto Blasetti prevede 27 ore di formazione tra incontri online, confronto in aula e pratica fotografica in esterna presso le due insegne romane che stanno dando ai partecipanti la possibilità di mettersi alla prova sul campo.

Abbiamo incontrato Alessia Palmieri, Marketing Manager, di Birra del Borgo e Leonardo Di Vincenzo e Alessandro Procoli, soci nell’avventura Latta, per farci raccontare come hanno affrontato la pandemia e cosa rappresenta oggi per loro la fotografia.

Birra del Borgo: qualche domanda ad Alessia Palmieri, Marketing Manager dell’azienda

Perché è importante raccontare la vostra realtà attraverso la fotografia e che rapporto si crea tra il fotografo e l’azienda?

Nel mercato della birra il legame con la fotografia è molto importante. La fotografia ci aiuta a creare un collegamento verso il momento di consumo della birra e a costruire una relazione con il brand. Come azienda riteniamo che l’apporto fotografico sia parte integrante della strategia di comunicazione, motivo per cui il fotografo e direttore creativo è interno al team dell’azienda. Il messaggio principale della nostra comunicazione visual è legato all’appeal del prodotto e al suo pairing con il food.

Qual è l’andamento delle vendite sul sito e-commerce e quanto la fotografia ha aiutato i consumatori a concludere l’acquisto?

Non avevamo un sito e-commerce prima dell’emergenza sanitaria ma abbiamo sfruttato il momento come un’opportunità di crescita per implementare un negozio online che già ci sta dando molta soddisfazione. Solo nella prima settimana abbiamo registrato 500 ordini da tutta Italia, che raggiungiamo in 24h. Grazie al sito, inoltre, abbiamo creato offerte e formati che consentano ai consumatori di differenziare il proprio acquisto alcolico e di scoprire nuovi prodotti. Il Discover BdB, secondo prodotto più richiesto, ne è l’esempio: una confezione di circa 18 referenze diverse che rappresenta un viaggio alla scoperta delle birre dell’azienda, dai grandi classici di Birra del Borgo alle sperimentazioni più bizzarre. Stiamo lavorando con il birrificio per creare una linea di birre che potrà essere acquista solo in Birra del Borgo, in Osteria o sul sito e-commerce garantendo l’esclusività dell’acquisto.

La fotografia è un elemento essenziale per il nostro sito e per i social network. Il legame tra contenuto e parte visual è necessaria per rafforzare l’esperienza di prodotto. Stiamo lavorando per recuperare l’elemento della socialità nella parte fotografica che in questo periodo non è stata espressa al meglio per questioni pratiche.

Durante il lockdown avete creato un menù delivery?

L’emergenza sanitaria ci ha dettato l’esigenza di digitalizzarci e digitalizzare l’offerta dell’Osteria. Durante il lockdown abbiamo creato 4 differenti offerte, concentrandoci su pizza e fritti, con i piatti più performanti dell’Osteria che ci consentissero di restituire un prodotto di qualità nonostante il trasporto. L’obiettivo è stato quello di riportare il cliente all’esperienza che si vive in Osteria per cui abbiamo utilizzato una comunicazione visual rassicurante.

Avete prossimi progetti in cantiere?

“Il primo progetto in cantiere c’è la partecipazione al congresso di Identità Golose -Digital Edition che sarà online nella seconda metà di novembre e ci vede protagonisti con racconti e riflessioni sulla trattoria come modello di ristorazione vincente ed elemento fondamentale dell’identità italiana. Dunque, Birra del Borgo per la valorizzazione della tradizione italiana e del territorio di appartenenza. Oggi l’azienda è cresciuta, ha cercato nuove strade per la valorizzazione della birra in Italia, ha ripensato la cultura della birra alla luce dei cambiamenti avvenuti nella cultura gastronomica del nostro paese, ha lavorato con i grandi cuochi e ha investito nella formazione, prima con Accademia Niko Romito, poi con la Giunti Academy School of Management e la nascita in Italia del primo Master in Beer Business Management, a novembre partirà la seconda edizione online. Mantenendo salda la propria identità ha favorito l’avvicinamento del mondo della cucina a quello della birra puntando su qualità, ricerca e gusto.”

Latta: qualche domanda a Leonardo Di Vincenzo e Alessandro Procoli, soci nell’avventura

Come è nato il progetto Latta?

Latta nasce prima di tutto da un’amicizia e da lunghi percorsi professionali paralleli fatti rispettivamente dal Jerry Thomas Project, da Leonardo Di Vincenzo e Paolo Bertani. Quello che ci ha sempre accomunato sono la ricerca costante, la passione per la sperimentazione e una certa dose di avanguardismo, ognuno nel suo campo e con la propria visione. Non sono mai mancati nel tempo punti di contatto e collaborazioni fugaci ma la curiosità e la voglia di mettere tutto realmente a sistema non ci ha mai lasciato. A gennaio 2020 abbiamo quindi deciso di far confluire i nostri percorsi in un’avventura comune, unendo saperi e pensieri per aprire uno spazio sperimentale dedicato alla fermentazione.

Un progetto di 250 mq, un luogo moderno ispirato ai soda bar americani degli anni ’50, che propone fermentati, miscele, sidri, birra e vini naturali, tutto alla spina. A breve i fermentati saranno messi in lattina, sul posto, così i clienti potranno decidere di consumarli anche a casa.

È un format molto innovativo a Roma, come si è costruita la collaborazione tra fermentati e mixology?

Ci siamo entusiasmati all’idea di fare il giro del mondo con bevande fermentate diverse da birra e vino e di ricreare il flavor dei cocktail classici attraverso le fermentazioni. Sei saranno le materie prime utilizzate per ottenere una fonte zuccherina: zucchero di canna, riso, sciroppo d’agave, mele o frutta, miele e malto di cereali. La combinazione di queste materie prime o la selezione di una soltanto sarà la base sulla quale costruire la nostra bevanda. Le ispirazioni vanno dall’idromele al sidro, dal Makgeolli coreano al Pulque o Tepache messicani. Mentre le aromatizzazioni saranno ispirate al mondo dei cocktail, ai profumi evocativi di un Gin Sour, un Aviation oppure un Paloma e così via. Per ottenere le aromatizzazioni utilizzeremo infatti erbe e spezie che si ritrovano nel gin, nei bitter, nei vermut o comunque utilizzate nella miscelazione. L’obiettivo è ottenere delle bevande intriganti e affascinanti ma allo stesso tempo equilibrate e facili da bere. Poi ci saranno i fermentati non alcolici, su quelli regna la Kombucha. ci divertiremo a creare la “Mojito kombucha”, a base di menta e zucchero di canna, per chi desidera un mojito senza alcol.

Che valore ha per voi il racconto fotografico per comunicare il nuovo progetto “Latta”?

Soprattutto quando si parla di avanguardia e di sperimentazione, quando la proposta nel bicchiere è qualcosa di perlopiù sconosciuto al pubblico, è chiaro che il primo rapporto con il drink è quello visivo. Il nostro è un progetto ambizioso perché racconta qualcosa di totalmente nuovo, abbiamo bisogno di tutto il potere evocativo delle immagini per far accendere la prima scintilla di curiosità e interesse. L’immagine, se ben studiata è in grado di trasmettere un’emozione. Tanto più quest’emozione sarà coerente con l’esperienza reale, tanto più sarà potente e resterà impressa nel nostro pubblico. Non si tratta quindi di mentire con la fotografia come spesso accade ma di cogliere, tramite la fotografia, l’anima sincera dell’esperienza che vogliamo far vivere.

Quali sono le prossime iniziative?

Ovviamente la grande sfida è quella di rispondere alle attuali emergenze. Oggi tutte le nostre energie sono dedicate a questo aspetto. Il che non significa giocare in difesa, tutt’altro. Significa spingere ancora di più su quelli che sono i caratteri unici del nostro progetto. Siamo forse l’unica realtà in Italia ad avere un laboratorio di fermentazione interno. Questo significa avere a disposizione ingredienti unici per le nostre miscele ed avventurarci in frontiere totalmente inesplorate. Possiamo esprimere un valore enorme sia al bancone di Latta sia portando l’esperienza al mondo esterno grazie alle Lattine che inizieremo a breve a produrre.

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A seguito del successo della prima edizione, svolta in live streaming durante il lockdown, la Masterclass Professional Food Photography di Giunti Academy condotta da Alberto Blasetti si rinnova per una seconda edizione aggiornata. Dopo la formazione in esterna presso l’Osteria di Birra del Borgo, il programma della Masterclass prevedere un’altra giornata in esterna per la pratica fotografica presso Latta. Prossimo appuntamento il 31 ottobre a Roma.

Con Birra del Borgo, Giunti Academy organizza il Master Beer Business Management che trasferisce tutti gli strumenti e le tecniche di gestione essenziali per lo sviluppo di un birrificio: produzione, gestione economica e sviluppo commerciale, strategie di marketing alla definizione pricing.

Scopri anche il Master Restaurant Innovation & Management

In cover, foto di Valeria Ciuffreda, partecipante alla Masterclass Professional Food Photography di Giunti Academy condotta da Alberto Blasetti.

 

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