Cosa significa essere artista oggi

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Intervista a Ria Lussi.

Il mercato dell’arte è un mondo complesso che ha tanti attori e altrettante dinamiche. Ne abbiamo parlato molte volte, specie in relazione al nostro Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali e alle nuove opportunità professionali che sono nate grazie all’innovazione digitale. Non va dimenticato, però, che al centro dei processi di valorizzazione e diffusione del patrimonio artistico rimane comunque la figura dell’artista, oggi sempre più di frequente in relazione diretta con “mediatori” del settore come galleristi, curatori, manager di musei, enti e istituzioni culturali.

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L’artista Ria Lussi

In questa intervista con Ria Lussi, artista multidisciplinare e quotata dell’arte contemporanea italiana – nota per l’uso di vetro, neon e seta abbinato a «un’inappropriata luminosità» e per una passione viscerale per Giordano Bruno, protagonista indiscusso dei suoi lavori – abbiamo cercato di ribaltare il punto di vista. E di capire, con gli occhi di chi l’arte la fa, quali sono le evoluzioni del mercato dell’arte odierno.

Ria, con quali figure del settore si rapporta di più e in che modo?

«Cerco di relazionarmi soprattutto con Santi e Artisti… I Santi perché mi ispirano con modelli di comportamento virtuosi, gli Artisti perché è più naturale capirsi  con chi fa la stessa pratica di vita. Con Santi non intendo i grandi personaggi delle religioni, ma alle persone più umili e generose che ci attorniano silenziose. Con Artisti intendo i veri grandi artisti, spesso trascuratissimi e incostanti, ma che ho la fortuna di riconoscere a prima vista. In generale, però, cerco di mantenermi in pacifica e rispettosa interrelazione con tutti!».

Qual è la sua strategia di personal branding?

«Cerco di essere sincera! I miei motti preferiti sono “Your actions are your true intentions” e “Le bugie hanno le gambe corte”. Credo che la sincerità sia fondamentale anche per il personal branding, che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, costruisce giorno dopo giorno. Poi mi piace giocare a meravigliare e a lasciarmi meravigliare. La noia è un terribile spreco di fronte alla magnificenza della vita.».

Come promuove la sua immagine e le sue opere sui social? E quanto ritiene importante il digitale nel mondo dell’arte? 

«Utilizzo i social con umiltà, svolgendo un filo narrativo che consenta di approfondire la mia ricerca artistica post dopo post. Credo che i social media rappresentino, come i contraccettivi, una straordinaria rivoluzione nel mondo dell’arte. Tipicamente, infatti, l’artista vive asserragliato nel proprio studio, nel proprio mondo fantastico, seppellito vivo dal proprio pudore e dalla propria timidezza. Con i social la storia degli artisti è certamente cambiata. Ora ci sono infiniti canali per entrare in comunicazione con gli altri esseri del pianeta. Comunicare è una necessità primaria in ogni essere, nel cercare di farlo inventare sperimentazioni e giocare è sempre auspicabile». 

Ria Lussi, La Bestia Trionfante, Giordano Bruno il luminoso.

Come deve muoversi oggi un artista? Come può vendere le sue opere e farsi notare?

«Credo che ognuno si comporti secondo il proprio grado di coscienza e di consapevolezza. Grazie al cielo esistono molti modi per compiere il proprio destino. Nonostante i drammatici problemi di sopravvivenza economica, credo che i migliori artisti non pensino affatto a vendere, ma che siano concentrati sul riuscire a realizzare l’opera. La creazione, quando sincera, è un vero e proprio tormento. E una volta compiuta, partorita, quel che è fatto e fatto e quel che sarà sarà». 

Chi stabilisce il valore di un’opera d’arte? Crede che tutti possono comprarne una?

«Penso che l’arte non abbia prezzo e che abbia un valore inestimabile, ma ci muoviamo per affinità elettive: per alcuni è grande un certo artista , per altri un altro… Si stabiliscono allora dei gruppi di potere che tentano di imporre la propria ragione. Ma chi dice l’ultima parola? Forse solo la storia! Gli artisti che passano alla storia sono quelli che hanno suscitato vivide emozioni su generazioni e generazioni. Credo che la relazione ideale sia quella che si stabilisce tra il collezionista e l’artista. Si pattuisce di volta in volta un accordo secondo cui si attribuisce un dato valore a una data opera. È un sacrificio reciproco che si compie con mutuo accordo. La stessa cosa accade nella relazione tra artista e gallerista, che in fondo è un collezionista che si relaziona contemporaneamente con più artisti. Certamente tutti possono (e dovrebbero) comprare delle “opere d’arte”. Basterebbe seguire il proprio istinto con generosità; se ne verrebbe infinitamente ripagati. Credo che le opere siano il cibo per l’anima: se si spendessero gli stessi soldi che si spendono per mangiare, sono convinta che tutti saremmo molto più felici. Anziché andare in pizzeria o al ristorante per poi andare dal dietologo, investi in un’operetta d’arte.

Quali sono le differenze tra una galleria e un’asta in termini di vendita di opere?  

«Diciamo che il Gallerista svolge nei confronti di chi “compra” il ruolo di garante. Mette la propria esperienza al servizio dei propri collezionisti. Si tratta di un rapporto di fiducia molto importante che rassicura sia chi compra per la prima volta, sia chi è solito “investire” somme importanti. L’asta, invece, si basa su un sistema spersonalizzato, che tende a “oggettivizzare”, ma cosa si può oggettivizzare se l’arte parla al cuore e alle emozioni?».

Dal suo punto di vista, qual è oggi il ruolo dei musei? E quanto conta la digital transformation per svolgerlo?

«Il ruolo dei musei a mio parere si suddivide in tre parti: storicizzare con mostre antologiche il lavoro di una vita di un dato artista; indagare le tendenze,  mettendo in parallelo la ricerca di gruppi di artisti accomunati da certi criteri; svolgere una funzione didattica importantissima nei confronti delle diverse generazioni di pubblico. Le modalità per fare questo sono cambiate, tanto che in questo momento convivono le app più incredibili con i cataloghi d’arte…».

Cosa ne pensa della scelta di market online che sempre più artisti e galleristi stanno adottando?

«La vedo come una delle alternative possibili. La sostanza non cambia. C’è chi crea opere e chi le necessitaQualunque siano gli strumenti che si adottano, credo nel lavoro di squadra, con molte diverse specializzazioni. Chi crea, chi interpreta, chi mette in contatto. Siamo tutti ugualmente necessari e superflui!».

L’innovazione digitale ha cambiato e continua a cambiare il nostro Paese a ogni livello. Anche il mondo dell’arte e dei beni culturali è quotidianamente investito da questa rivoluzione e oggi più che mai c’è bisogno di professionalità che sappiano mettere insieme le necessarie basi di conoscenza dell’arte con competenze complesse di carattere economico e gestionale. Se sogni di lavorare in questo settore, e di diventare manager culturale, scegli un percorso di formazione eccellente: il Master full time Management dell’Arte e dei Beni Culturali di Giunti Academy, al via nella sua terza edizione a Roma dal 23 Novembre 2020. Sei mesi in aula e sei di stage per acquisire tutti gli strumenti strategici necessari per valorizzare i contenuti artistici di gallerie, musei, enti e siti archeologici, anche attraverso le opportunità tecnologiche e gestionali più all’avanguardia.

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In Cover, la schiera delle discipline che in una vibrazione di fondi gialli arriva al rosso pronta a confrontarsi e vincere sulla Bestia Trionfante. Ria Lussi, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma.

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