Come si determina il valore di un’opera d’arte?

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Il mercato dell’arte si suddivide in primario e secondario. Nel mercato primario le opere vengono “proposte” per la prima volta e lo scambio avviene direttamente tra l’artista e il primo acquirente, solitamente il gallerista o il committente (pubblico o privato). Per mercato secondario si intende “quello avente per oggetto le successive transazioni dello stesso  bene che, dal primo acquirente, transita ai successivi proprietari attraverso una serie di passaggi mediante vendite pubbliche o private” (cit. Il mercato dell’arte, di Mariolina Bassetti, Renato Pennisi – XXI Secolo, 2010, Enciclopedia Treccani).

Il volume d’affari sviluppato dal mercato secondario si riferisce alle vendite di opere d’arte effettuate da case d’asta, mercanti d’arte e gallerie che più che lanciare nuovi artisti trattano artisti con un “mercato” già consolidato, old master, oggetti di antiquariato o design. Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo assottigliamento del confine sussistente tra mercato primario e secondario; la pandemia Covid 19 ha obbligato il sistema dell’arte a modificare i comportamenti e l’online è diventato il canale privilegiato per promuovere  e vendere l’arte. Analisti e osservatori ritengono che la pandemia avrà un effetto positivo sul mercato dell’arte online anche nel lungo termine. Ma in un mercato così fluido ci si continua a interrogare sulle variabili e le determinanti del prezzo di un’opera d’arte al fine di evitare speculazioni ed effettuare investimenti mirati.

Insieme a Riccardo Sorani, Founder & Gallery Director presso ESH Gallery di Milano e docente al Master Diritto e Fiscalità nel mercato dell’arte di Giunti Academy abbiamo analizzato criteri e strumenti valevoli per la determinazione del valore di un’opera d’arte e messo a fuoco gli accorgimenti pratici che clienti e collezionisti devono attuare al fine di tutelarsi nel corso di una compravendita d’arte. Qui di seguito le risposte fornite ad interrogativi sempre più ricorrenti.

Dottor Sorani, vorremmo anzitutto cercare di capire quali sono gli strumenti di valutazione di un’opera d’arte. Quali aspetti vengono presi in considerazione?

Prima di addentrarmi negli aspetti legati alla valutazione preferirei parlare di due diligence, ovvero una serie di accorgimenti pratici necessari che bisognerebbe mettere in atto al fine di tutelarsi nel caso si volesse effettuare una compravendita in maniera sicura. La valutazione è solo uno di questi passi, mentre l’autenticazione dell’opera e la verifica del titolo di proprietà sono gli altri due.

Determinare il valore di un’opera è un po’ come risolvere un puzzle. Diversi elementi devono andare correttamente al loro posto e l’esperto che si accinge ad effettuare una valutazione dovrà necessariamente considerare la qualità, la rarità, lo stato di conservazione, la storia dell’opera, ovvero la sua provenienza, e non ultimo lo stato del mercato in cui l’opera potrebbe venire scambiata.

Per ottenere le informazioni è utile confrontarsi con gli storici dell’arte in grado di collocare correttamente l’opera nell’ambito della produzione dell’artista, sentire i restauratori per conoscere gli interventi passati ed eventuali rischi relativi alla conservazione, avvalersi del supporto di cataloghi ragionati o di mostre, quando possibile. È inoltre fondamentale avere una conoscenza del mercato e delle sue dinamiche, oltre all’utilizzo di banche dati relative al settore delle aste pubbliche e ai marketplace che in parte fotografano i prezzi del settore delle gallerie e degli antiquari.

Che cosa contiene e che valore ha un attestato di autenticità? In cosa differisce dall’attestato di unicità?

L’attestato di autenticità è un certificato (in genere fotografico) che dovrebbe accompagnare l’opera. È redatto dall’artista o altra istituzione di riferimento e ne descrive tutti i suoi aspetti (autore, misure, materiali ecc.), ne conferma l’unicità o l’eventuale tiratura in caso di opere realizzate in multiplo. Sebbene la sua presenza non sia obbligatoria per legge, lo diventa nel momento in cui l’opera è fatta oggetto di commercio da parte di un venditore professionale. È quest’ultimo che ne è obbligato al rilascio e ne risponde di fronte alla legge come indicato nel Codice dei Beni Culturali.

Con i termini “certificato di unicità”, invece, ci si può riferire agli NFT (non-fungible tokens) che vanno tanto di moda adesso. Gli NFT sono dei file registrati nella blockchain (una sorta di registro digitale progressivo e immodificabile) che rimandano a delle opere digitali garantendone possesso e principalmente unicità. L’unicità, infatti, è il problema principali delle opere digitali, le quali sono riproducibili infinitamente. Grazie agli NFT, l’unicità dell’opera d’arte entra nel mondo digitale: il proprietario del token, nonché proprietario dell’opera, ne gestisce tutte le caratteristiche compresa la sua riproducibilità o distruzione.

Come si può attribuire la paternità di un’opera?

Non vi è una normativa di riferimento su chi sia titolato a rilasciare le autentiche, ma normalmente, in caso di artisti non più viventi, sono gli archivi o fondazioni attraverso i loro comitati scientifici che si impegnano a riconoscere l’autenticità o meno di un’opera d’arte. Vi sono anche i periti e gli esperti di un determinato periodo storico o artista, come professori universitari ad esempio, che possono rilasciare le autentiche, ma sarà il mercato a riconoscerne la loro professionalità e la validità di quanto dichiarato.

Vi possono essere dei costi per ottenere queste certificazioni, in alcuni casi anche elevati solo per istituire la pratica. Normalmente dovrebbe essere colui che possiede l’opera a richiederlo per garantirsi la certezza dell’attribuzione e di conseguenza la corretta valutazione. L’errata attribuzione può invalidare il contratto di vendita, ma questo è un argomento più adatto alle considerazioni di un legale.

Prima ha accennato alle banche dati, ci piacerebbe approfondire l’argomento: a che cosa servono e come funzionano?

Oggi le banche dati digitali sono diventate uno strumento indispensabile. Ci consentono di conoscere i prezzi di vendita e di risalire almeno a una indicazione di valore delle opere passate in asta e in molti casi di opere che si trovano attualmente in offerta sul mercato anche da parte di venditori professionali.

Naturalmente vanno utilizzate con attenzione poiché – salvo il caso di opere multiple – è raro trovare l’esatta corrispondenza dell’opera che si sta cercando e dunque è necessario operare saggiamente per recuperare le informazioni di opere similari per misura oppure epoca. Spesso accade che chi non abbia dimestichezza con il loro uso tenda a sopravvalutare sempre la propria opera basandosi sui risultati più eclatanti registrati dal database.

Un altro aspetto che le banche dati permettono di conoscere è l’andamento del mercato di un determinato artista o settore attraverso l’analisi statistica dei dati. Per esempio: se ho acquistato un disegno di Chagall nel 2000, oggi quanto potrebbe valere? La creazione di indici tipo quelli borsistici, grazie alla mole di dati disponibili, ci potrebbe aiutare per rispondere a questa domanda.

Per operare in maniera esaustiva è difficile trovare un’alternativa più economica, tuttavia vi sono alcune aziende che consentono una consultazione giornaliera invece di sottoscrivere un più oneroso abbonamento annuale.

Infine, il limite più evidente delle banche dati è legato alla conoscenza del nome dell’artista che si vuole ricercare. Questo aspetto potrebbe essere un problema durante l’iter valutativo di un dipinto antico di scuola o di non certa attribuzione.

Ultima domanda: che ruolo svolge un perito?

Innanzitutto, diciamo che l’ordinamento giuridico non prevede la figura professionale di perito o esperto d’arte con proprio statuto giuridico. L’attività è del tutto libera e non vi è garanzia alcuna della preparazione della competenza, chiunque dunque può dichiararsi perito o esperto d’arte.

L’obbligo che l’esperto/perito assume al fine di rendere una perizia, una stima o attribuzione è un semplice obbligo di mezzi e non di risultati. Sono gli operatori del settore che stabiliscono o meno la validità in merito alle dichiarazioni del perito.

Le Camere di Commercio istituiscono degli Albi nei quali è possibile iscriversi la cui funzione è puramente conoscitiva per il pubblico. Uno potrebbe dichiararsi perito ed esperto sulla porcellana cinese senza essere iscritto al ruolo. Nel caso, ad esempio, della CCIA di Milano, ci si può iscrivere in non più di due specializzazioni e si deve sostenere un esame davanti ad una commissione oltre ad avere alcuni titoli e pubblicazioni, ma non tutte operano nel medesimo modo.

La perizia di un’opera d’arte in genere consiste in un inquadramento storico artistico sia a livello generale che più specifico, nell’ambito della produzione dell’artista al fine di avvalorare la paternità di un’opera in capo a un artista.

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Questi e molti altri argomenti connessi alla collezione e circolazione delle opere d’arte verranno affrontati durante il Master Diritto e Fiscalità nel Mercato dell’Arte un percorso formativo rivolto ad Art Dealers, Avvocati, Collezionisti di opere d’arte, Art Advisors, Commercialisti, Consulenti fiscali, Galleristi, Private bankers, Trustee interessati ad analizzare le dinamiche del mercato primario e secondario dell’arte.

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