Burgundy vs Bordeaux style: una rivalità che unisce tutti gli appassionati di vino

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Due gusti, due scuole di pensiero. Due vini ben distinti, quasi incomparabili, ma legati da sempre per via di una “rivalità” infinita. Parliamo di Bordeaux e Borgogna, vini bordolesi contro vini borgognoni: una competizione scandita da mille aneddoti e da storie assai diverse fra loro. Quella bordolese, legata alla vicinanza con il mare; quella borgognona, connessa alle tradizioni agricole delle grandi abbazie.

Il Bordeaux è un vino associato all’alta borghesia, assemblato da più vitigni e coltivato in grandi appezzamenti di terreno.

«Ha un colore molto intenso, quasi nerastro, i profumi fruttati di mora e ribes avvolti in generose zaffate speziate di rovere nuovo (dalle celeberrima barrique, il vaso vinario da 225 litri tipico di Bordeaux), il sapore denso, concentrato, intessuto da una fitta maglia tannica e un finale dolce per gli zuccheri residui e per il timbro vanigliato del legno»

(Fabio Rizzari)

Il Borgogna è un vino contadino, mono-vitigno e spesso ottenuto in piccole frange di terreno familiari. E quanto a caratteristiche, è tutto il contrario del Bordeaux. 

«Il colore non è mai troppo scuro; il sapore è assai poco polposo e soprattutto per nulla boisé» 

Tra gli anni ’80 e i primi Duemila, uno dei complimenti più in voga era «Buono questo vino, ha la morbidezza tannica di un grande Bordeaux». Lo si poteva riferire a un Chianti, ma pure a un vino trentino o umbro, perfino siciliano.

«E se una varietà non bordoleggiava, si impiegavano tecniche di cantina per far somigliare i vini a un Pauillac o un Margaux (famose sotto zone del territorio di Bordeaux). Pensare che oggi un rosso che voglia avere successo sul mercato deve invece “borgogneggiare”» 

Mode del momento, figlie però di una sorta di “derby” del mondo vinicolo che va avanti da secoli, e che annovera fra i protagonisti dei suoi aneddoti anche una figura di prestigio come Francois Mauriac, Premio Nobel per la Letteratura nel 1952. Una volta a tavola gli offrirono un Borgogna: «È vino» disse il suo commensale, «Non l’ avrei mai creduto» rispose sarcastico lo scrittore…

E le vicende legate a questo dualismo potrebbero continuare all’infinito: d’altronde si tratta dei rossi simbolo di Francia! Non è un caso, dunque, che una delle 12 serate-lezioni del percorso Alta degustazione e interpretazione del vino a cura del critico enologico Fabio Rizzari sia dedicata proprio a loro, per imparare a guardare oltre la brutale distinzione di mercato fra “Burgundy & Bordeaux style”. Il Master è rivolto ad appassionati, esperti e professionisti della ristorazione e dell’hotellerie e ha l’obiettivo di fornire strumenti di analisi del vino che sappiano superare l’attuale impostazione tecnico-degustativa, per approdare a un nuovo bagaglio di conoscenze in grado di interpretare il vino a 360 gradi

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